airbnb controlli fiscali

Airbnb controlli fiscali: contro il rischio di evasione

Airbnb controlli fiscali? Sì si tratta un argomento di grande interesse in questo periodo. Una delle discussioni più frequenti riguarda, per l’appunto i nuovi controlli del fisco in tema di affitti brevi.
I portali come Airbnb hanno cioè hanno iniziato a essere oggetto di controlli più serrati da parte del fisco. Il motivo? E’ presto detto: la lotta contro l’evasione fiscale.
Il settore delle locazioni brevi, finora, non era entrato mai sotto la lente d’ingrandimento del fisco. Ora invece i controlli sono più serrati.

Airbnb controlli fiscali: gli affitti brevi devono essere regolarizzati

Il Decreto Crescita ha introdotto diverse novità, alcune delle quali riguardano proprio l’universo delle locazioni brevi. E il fisco si prepara a nuovi controlli in modo che tutto sia regolare.
Bisogna dire che, in realtà, le norme di riferimento non mancano. Il problema però è che spesso non sono applicate, perciò l’evasione fiscale è cresciuta in modo incontrollato.
Ed è questo il motivo per cui l’Amministrazione Finanziaria ha ideato nuovi modi per risolvere questo problema. E quindi accrescere i controlli su chiunque affitti case, appartamenti oppure camere utilizzando i portali quali Airbnb, Homeaway e Booking.

Alloggiati “web” : la banca dati relativa a Airbnb controlli fiscali

La banca dati “alloggiati web” è creata dalla Polizia di Stato in modo che tutti gli host comunichino le generalità degli inquilini. Questa banca dati ora sarà anche a disposizione dell’Agenzia dell’Entrate che si servirà di queste informazioni per controllare che tutto sia regolare.

Evasione fiscale e affitti brevi, i controlli del Fisco

In base a quanto stabilito dal Decreto Crescita riguardo gli affitti brevi, le novità per contrastare l’evasione fiscale prevedono:

  • Obbligo del codice identificativo per gli annunci online.
  • Bollino di qualità con il quale sarà obbligatorio dare tutte le informazioni sull’immobile e sul proprietario.
  • Nuove regole sulla tassa di soggiorno, il cui versamento sarà controllato direttamente dai Comuni.

In modo da indentificare gli evasori, il Fisco, come abbiamo già visto, avrà uno strumento efficace e cioè la possibilità di accedere alla banca dati “Alloggiati web” della Polizia di Stato, dove i vari host che affittano sui portali del genere di Airbnb hanno l’obblgo di comunicare dati e generalità degli inquilini.
Questa comunicazione è obbligatoria entro le 24 ore seguenti all’arrivo. Oppure il giorno stesso, nel caso in cui gli ospiti si fermino per una sola notte.
Grazie all’accesso a questa banca dati, ora l’Agenzia delle Entrate avrà la possibilità di controllare gli adempimenti fiscali, unendo queste informazioni alle dichiarazioni dei redditi e il pagamento della cedolare secca.

Airbnb controlli fiscali: i dati del 2018

C’è da aggiungere però che, a fine 2018, nella banca dati della Polizia di Stato c’erano solamente 195.000 appartamenti registrati regolarmente. Se si paragona questa cifra con i più di 416.000 annunci sul portale Airbnb, risulta lampante che più del doppio delle locazioni turistiche evitano puntualmente di pagare le tasse.
Airbnb, da parte sua, comunica che nella piattaforma sono presenti anche annunci di b&b e di stanze di hotel. Ma la percentuale appare molto inferiori rispetto alle stanze che si trovano all’interno delle case.
Può essere però che, nel corso del 2019, la situazione e, di conseguenza, i dati registrati nel data base della Polizia di Stato, si avvicinino maggiormente alla realtà.

Al momento Airbnb non agisce da sostituto d’imposta

Attualmente Airbnb non agisce da sostituto d’imposta, perciò sarà il contribuente a dover versare la cedolare secca dovuta allo Stato. Lo potrà fare tramite il modello F24, con riferimento alla lista dei compensi. Questa si trova sotto la voce «cronologia delle transazioni» sul sito di Airbnb.

Quali sono le sanzioni che spettano a chi non rispetta la nuova normativa anti-evasione?

Airbnb Italia ha aggiunto pagine informative sull’argomento e tenta di sensibilizzare sull’argomento gli host anche inviando newsletter e mail che invitano a mettersi in regola con gli adempimenti.
Inoltre nel dicembre 2018, il Decreto Sicurezza indica che gli obblighi di comunicazione inseriti nell’articolo 109 del TULPS (Testo Unico sulle Leggi di Pubblica Sicurezza) sono validi anche per coloro che affittano o subaffittano “immobili o parti di essi con contratto di durata inferiore a trenta giorni”.

Una spiegazione fondamentale

Un chiarimento necessario perchè la precedente regolamentazione (DL 79 del 2012) non includeva le locazioni inferiori a 30 giorni. Per questo motivo chi si occupava di affitti brevi non aveva indicazioni in merito e, di conseguenza, c’era molta più possibilità di evasione fiscale.
Con la normativa attuale gli host sono obbligati a inviare i dati degli ospiti entro 24 ore dall’arrivo. Altrimenti si rischia l’arresto fino a 3 mesi oppure un’ammenda fino a 206 euro. Per sapere come sono regolate le sanzioni amministrative e penali basta consultare l’articolo 17 del TULPS.

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